lunedì 26 giugno 2017

CONCERTO GRATUITO ALL'AUDITORIUM DEL DUOMO DI FIRENZE di GREGORIO NARDI IL PROSSIMO 29 GIUGNO

E' da qualche tempo che non sentivo Gregorio (Nardi). Poi ho capito il perchè: è stato in tournée con altri artisti portando in giro capolavori da camera soprattutto di Schumann.

Il prossimo 29 giugno, alle ore 21, si esibirà GRATUITAMENTE nell’Auditorium al Duomo in Via de’ Cerretani 54/r a Firenze,  assieme al violinista Egidius Streiff, al decano della scuola violoncellistica svizzera Walter Grimmer, e alla violista inglese Mariana Doughty

Ad essere eseguito sarà il Quartetto op.47 di Schumann uno dei grandi capolavori romantici. 

Inoltre Claudia Marie-Thérèse Hasslinger interpreterà  con Nardi due rari Melologhi dell’ultima produzione di Schumann, brevi composizioni drammatiche per voce recitante e pianoforte sul testo delle ballate di Shelley e Hebbel: Schön Hedwig, op. 106 e Die Flüchtlinge, op. 122 n. 2 entrambi del 1852. 
A seguire l'esecuzione di due trascrizioni dai Lieder di Schumann, la prima di Leopold Godowski, la seconda di Clara Wieck Schumann. 
Infine, per completare un già ricco programma romantico, il noto pianista fiorentino eseguirà  la trascrizione dal Rigoletto di Verdi e la celebre Sonata op. 27 n. 2 di Beethoven, conosciuta come Chiaro di Luna: è da segnalare quest'ultima cosa perchè l’interpretazione della sonata Beethoven, corretta filogicamente, è basata sulle edizioni degli allievi del compositore tedesco e pertanto intende distanziarsi da alcune sognanti letture tradizionali per restituire invece al brano un tratto d’inquietudine e di travolgente fatalità.  

Va infine rammentato che Gregorio Nardi e tutti gli artisti menzionati hanno una particolare sensibilità discografica per Schumann: lui personalmente ha inciso per Phoenix e Limen records parecchie opere assolutamente sconosciute di Schumann, che ha riportato alla luce dopo quasi due secoli di oblio; per EMA records assieme a Claudia Marie-Thérèse Hasslinger ha inciso i melologhi Schumann, Liszt e Ferdinand Hummel; e infine su  LIMEN Records, si dice che dovrebbe apparire  prossimamente l'intero opus cameristico di Schumann per archi e pianoforte, assieme ai tre artisti succitati.

Infine, poichè l'ingresso al concerto è GRATUITO e poichè si tratta di un appuntamento con posti limitati, la prenotazione è obbligatoriapuò essere effettuata scrivendo alla mail: barbara.gronchi@tiscali.it


P.D.P.

giovedì 11 maggio 2017

W.A. Mozart - Piano Works -W. Gieseking (registraz. 1953/54) - 2 cd Urania

L'altro giorno, presso il negozio di dischi dove vado abitualmente, ho trovato un doppio della Urania concernente pezzi sciolti di Mozart eseguiti da Gieseking.
Ora mi sono accorto che un amico potrebbe avermi regalato in passato l'edizione completa di Gieseking dei lavori pianistici di Mozart (EMI), e che quindi potrei aver acquistato un doppione. Ma siccome ho un mare di roba, non riesco a tenere a mente tutto, e quello che ho a casa dei miei talvolta scivola dai miei pensieri.
Si tratta di un doppio delizioso, ed è per quello che aveva richiamato la mia attenzione. Anche se le registrazioni, mono, non sono neanche tanto pulite, per cui i fruscii e il sottofondo sono tangibili.
Un'altra nota dolente, ma questa quasi sempre è la norma purtroppo nel caso di registrazioni storiche, è la mancanza di un testo, delle note, di un librettino insomma che presenti i brani.
E infine un ultimo appunto, peculiare in particolare di questa edizione, è la poca accuratezza dimostrata nello stampaggio delle tracce del disco, sul retro della confezione: infatti all'ascolto risultano esservi 16 tracce ma in realtà sulla confezione, sull'inlay, se ne leggono 15: e la sedicesima? Saltata. Il motivo devo dire mi ricordava qualcosa di Mozart. Poi mi è venuto in mente e ho controllato: si tratta delle 10 Variazioni in Sol M. KV 455 su "Unser dummer Pobel Meint".
Quindi, chi dovesse aver acquistato proprio questa edizione, abbia presente cosa sia questa fantomatica traccia, che poi sarebbe la quattordicesima - nell'ordine - del cd n.1. Nel cd n.2 invece le dieci tracce sul cd corrispondono esattamente a quelle annunciate nella confezione. Quindi si tratta di una dimenticanza solo per il primo dei due cd.
Al di là di queste note dolenti, l'incisione di Gieseking (1953-54) parla da sola. Al di là del fatto che io ami Gieseking, qui abbiano dinanzi una delle più belle incisioni dell'opera pianistica di Mozart. Direi sostanzialmente per due motivi: per il fatto che Gieseking qui esegua tutti i pezzi pianistici di Mozart, anche quelli normalmente trascurati (per es.i KV 1-2-3-4-5 composti ad un'età ancora infantile) e soprattutto per il fatto che Gieseking, pianista della vecchia scuola, ha un approccio talmente rispettoso nei confronti dei pezzi che interpreta, da rispettare esattamente i tempi di metronomo e quindi il minutaggio, cosa che molto spesso oggigiorno non è tenuta in considerazione.
Tra le altre cose suonate, ce n'è una, che contiene una curiosità, che sono sicuro molti non sanno. Ogni compositore ha la sua musica, i suoi motivi, tale che anche se non conosci un pezzo, ma hai sentito altre sue opere, puoi tentare un'attribuzione: capita per Bellini, Verdi, Beethoven, e anche per Mozart. Tra i pezzi interpretati da Gieseking, ci sono anche le 8 Variazioni KV 460. A tal proposito molti ignorano che l'incipit è sul tema "Come un agnello" ( dall'opera "Fra i due litiganti il terzo gode" di Giuseppe Sarti), che poi Mozart citò nella scena dal II atto del Don Giovanni, "Già la mensa è preparata":

 sentire al minuto 3.20 l'aria intonata da Leporello "Questo pezzo di fagiano, piano piano vo ad inghiottir", e confrontarla appunto con l'incipiti delle Variazioni.

Al di là di queste variazioni, c'è un tale raccoglimento nell'eseguire tutti i pezzi, da sfiorare quasi la sacralità.
Notevole.

P. De Palma


martedì 9 maggio 2017

Khatia Buniatishvili - Rachmaninoff : Concerti nn. 2 & 3 per Pianoforte & Orchestra - Paavo Jarvi/Czech Philarmonic Orchestra - cd Sony

Due anni fa parlai del primo cd di Khatia Buniatishvili. In quell'occasione dissi che non mi pareva fosse un'opera del tutto compiuta: c'erano delle cose qua e là che con un'analisi e una riflessione più attente - in sostanza mi pareva che l'ardore dell'età l'avesse trascinata un po' troppo - avrebbero acquisito una dimensione più significativa. Era il primo assaggio delle qualità espressive di Khatia.
Il disco ebbe contrastanti accettazioni: ci fu a chi piacque, e a chi - tra cui il sottoscritto - non piacque del tutto. Comunque sia tutti riconoscemmo che se quella pianista, per cui la Sony aveva pubblicato quel primo disco, avesse affinato ulteriormente la sua espressività, avremmo potuto parlare non di una promessa - e di promesse ce ne sono sempre tante ma poi molte rimangono solo delle promesse - ma di un'artista completa. Beh, due anni sono passati da quella mia recensione (e sei da quel primo disco), e ora possiamo dire che Khatia Buniatishvili non è più una meteora, ma un astro nascente.
Lo dimostra oltre che l'intensa ed entusiastica attività concertistica, anche quella discografica: la pianista georgiana è in questi giorni di nuovo sugli scaffali dei negozi di dischi col suo nuovo cd, sempre marchiato Sony, questa volta dedicato a Rachmaninoff: il Secondo e il Terzo Concerto. Che dimostra ancora una volta come la pianista oltre che una eccellente pianista, ed una bella donna, sia anche una macchina pensante: non a caso il disco viene dedicato a Rachmaninov (molto amato, molto conosciuto e molto suonato); e non a caso viene scelta una copertina di grande impatto. 
La Buniatishvili è molto attenta a questi particolari (l'avevamo capito sin dal suo primo disco ): così cone quello era una replicazione di un'atmosfera del passato,legata a qualche ricordo di opera pittorica molto simile, cone elementi molto ben costruiti - il pianoforte e la pianista in un bosco, con un cigno bianco ai piedi e lei vestita di nero e intorno la nebbia - e intensamente pensati, questo nuovo, dedicato ai due concerti più importanti e più conosciuti di Rachmaninoff, lega le opere presentate a qualcosa di nostalgico, di melò: non a caso la foto è in bianco nero, non a caso è ritratta dietro ad una finestra, il cui vetro è bagnato dalla pioggia. Ancora una volta una copertina di forte impatto emotivo, che ha il compito di illustrare quello che la pianista pensa e che deve innanzitutto conquistare lo sguardo di chi passa in rassegna i vari titoli. Quindi l'immagine sposata al marketing.
Donna intelligentissima, l'avevamo detto. Ma che si manifesta in questo suo quinto album (sono usciti altri tre dischi intanto, uno all'anno, e un dvd) una pianista oramai completa e più che un astro nascente. Rachmaninov dicevamo: e il Secondo e il Terzo. 
Già in questo vediamo la volontà di affermarsi. Il Secondo è il Concerto di Rachmaninov più conosciuto e più suonato: è bello, intenso, passionale e difficile...ma non troppo; insomma lo possono suonare tutti i pianisti con una qualche velleità. Ma il Terzo è altro: è intenso, passionale, e difficile, molto molto difficile. Non a caso solo i grandissimi lo hanno inciso: Horowitz, Gieseking, Limpany, Fiorentino, Argerich, Wild.
Ha due tempi estremi di grande impegno per il pianista ed un movimento centrale più idilliaco, più placido: dei due movimenti estremi che hanno in comune dei temi (il terzo riprende il primo aggiungendovi un'altro tema del tutto diverso), il terzo movimento è il virtuosistico in assoluto: è come una vetrina, in cui al pianista viene dato modo di sfoggiare la sua bravura - nella sfolgorante cadenza - e all'orchestra di esprimere solidamente l'accompagnamento orchestrale, che non è solo accompagnamento; e nel pirotecnico finale con quell' "accelerando" in cui il concerto finisce in un'apoteosi - voluta - di applausi.
L'interpretazione della pinista Georgiana lo dico qui e lo ripeto è da applausi: quaranta minuti, dico quaranta minuti dura il concerto! La Argerich ( ve la ricordata l'incisione e la ripresa video assieme a Chailly? ), quell'assatanata della Argherich, ci mise quarantuno minuti e mezzo; la Buniatishvili quaranta. E' oltretutto una incisione straordinaria!  Non siamo ai livelli della Lympany (36 minuti!!!) ma non è detto che prima o poi questa pianista in costante ascesa, non vi arrivi.
E' una delle più belle incisioni del Terzo di Rachmaninov interpretato da una pianista: altro bel terzo, oltre quello della Argerich, fu quello di Moura Lympany, della fine degli anni '50. Se pensiamo che Rachmaninov stesso lo suonò in trenta minuti, che Horowitz riuscì a suonarlo in trentatre minuti e Wild in trentacinque, l'incisione della Lympany fu al tempo..mostruosa.
Se vi aspettate da Khatia le ottave possenti e molto marcate...non ci sono. Non è una pianista pesante. No. E' una pianista agile, sinuosa, accattivante e raffinata. Molto raffinata. E' un pianismo che si riallaccia alla grande tradizione vorrei dire degli anni trenta, quaranta. In certo senso non è la pianista russa che la tradizione ci ha consegnato: se pensiamo a lei come ad una erede di Gilels, di Richter, della Grinberg, sbaglieremmo. Io penso invece che sia moto vicina alla tradizione francese: a pianiste e pianisti francesi come Jeanne-Marie Darré e Samson François. Molto, molto raffinata. Ma insieme..una furia. Se la Argerich era assatanata non so cosa sia la Buniatishvili.
Comunque sia il disco di Khatia Buniatishvili,  si sente e si risente. E conquista.
Magnifica!

P. De Palma

giovedì 27 aprile 2017

JOHN OGDON : THE COMPLETE RCA ALBUM COLLECTION.


L'avevo acquistato ma poi me ne ero dimenticato: se la musica fosse fatta solo di musica e di quello che ci piace, sarebbe bellissima. Tuttavia ci sono molte altre incognite, purtroppo. E allora le cose belle ma che si possono rimandare passano sempre in seconda linea rispetto a quelle necessarie.
Tuttavia oggi mi sono ricordato di non aver ancora scartato questo cofanetto.
Vari amici me ne avevano parlato benissimo. C'era chi - amico direttore di Musica Jazz - me ne voleva regalare una copia, ma io l'avevo già ordinato.
Devo dire in tutta sincerità che il cofanetto è molto particolare, cioè non so se sia adatto al musicofilo base, quanto piuttosto a quello più eclettico. 
John Ogdon, è stato un interprete molto versatile ed eclettico, che ha saputo imporre la sua personale scelta interpretativa non sempre in linea con le aspettative generali. Parlare di cosa sia l'aspettativa generale mi da la possibilità di snocciolare un mio vecchio pallino: il repertorio discografico lo fanno gli interpreti o le case discografiche?
Li avete mai visti Alkan o Hummel eseguiti su disco DGG? Ma poi, chi interpreterebbe Alkan o Hummel tale che la DGG accetterebbe un simile disco?
Il punto è questo: l'interprete fa il repertorio, ma la casa discografica influenza l'offerta. Il pubblico si sa - in particolare quello europeo, ancor più in particolare quello italiano - è pigro: non si scomoda, non prende posizione, accetta tutto quello che gli propinano le majorities. Trovare qualcosa di inusuale nel repertorio discografico delel etichette di maggiore prestigio è raro: vengono riproposti sempre i capisaldi, semmai vengono cambiati coloro che li eseguono. E' una scelta che si indirizza verso l'interpretazione. Ma l'interpretazione, presentando sempre le stesse cose, si cristallizza. Non è un caso che la ventata delel novità è propria delle piccole etichette, che per conquistare delle fette di mercato e sottrarle alle grandi, devono cercare per forza di essere maggiormente originali. Questo nell'ambito europeo. cioè in parole povere, se uno vuole Hummel sa bene di trovarlo su Hyperion, se uno vuole un compositore tedesco più negletto (per es. Brull) lo potrà trovare per esempio su CPO, etc..
Poi ci sono le grandi etichette oltreoceano, SONY per esempio, che hanno integrato l'immensa mole di interpretazioni discografiche CBS e RCA. Gli americani, diversamente dagli europei, sono stati sempre molto aperti al nuovo. E lo si vede per esempio proprio nel cofanetto di John Ogdon: musiche che non avremmo trovatofacilmente nel repertorio discografico di un'altra etichetta blasonata. Il fatto è che però, anche l'interprete ha le sue brave responsabilità. Se l'interprete non comincia a proporre delle cose nuove - poi ovviamente valuterà se il pubblico le recepisca o meno - verrà meno la sua originalità interpretativa rispetto ad altri.
John Ogdon di originalità ne aveva da vendere. E aveva anche un tale status virtuosistico imposto nelle sale da concerto, da riuscire a far accettare anche ai più riottosi, la registrazione dei concerti per pianoforte e orchestra di Robert Mennin e Richard Yardumian, due compositori statunitensi di cui si sa ben poco fuori dai confini americani: se il primo fu presidente della Juilliard School, e quindi in un certo senso conosciuto, anche per vena compositiva (le sue sinfonie sono state suonate in alcune occasioni e incise), il secondo è praticamente sconosciuto o quasi. E dei due concerti in giro non c'è alcuna altra incisione rimarchevole (ma io non ne ho trovate proprio) all'infuori di quella di Ogdon.
Ogdon dicevamo quindi, pianista controcorrente. Che non esitava a porre le proprie scelte sul piatto del contratto: se mi vuoi, devi accettare il resto.
Ecco perchè il cofanetto di 6CD è veramente qualcosa di unico : in un certo senso solo il CD lisztiano, rimasterizzazione dell' LP originale da un concerto del 1972 a Tokyo, è un qualcosa di non perfettamente originale, se vogliamo anche banale, presentando tutte cose molto note (Rapsodia n.2, Mephisto Waltz, Mazeppa, Feux Follets, la Campanella, Au bord d'une source, Il pensieroso, Tarantella, Grand Galop Chromatique: Rapsodia molto godibile, meno Grand Galop). Ma tutto il resto....
Hammerklavier di Beethoven.
Opere di Nielsen
Le due sonate per pianoforte di Rachmaninov
Il Concerto Solo per pianoforte di Alkan
valgono ampiamente l'acquisto.
In particolare il Concerto Solo di Alkan, in sostanza gli studi nn.8-9-10 dalla raccolta degli Studi nei Toni minori op.39, fu da Ogdon registrato per la prima volta nella sua forma originale e integrale. Il disco ha quindi al di là del valore interpretativo (una delle migliori iinterpretazioni, in senso assoluto) già di per sè rimarchevole, un valore storico indiscusso.
Solo grandi pianisti hanno inciso il  Concerto, e di questi, pochi possono stare sullo stesso piano di Ogdon: Egon Petri per quanto riguarda i pianisti storici ( dovrei averlo da qualche parte il disco, e anche quello con la Sinfonia), ma Vianna da Motta lo suonò in concerto (purtroppo non c'è nessuna registrazione). Invece tra le interpretazioni più recenti, più vicine a noi, di coloro che io ritengo essere sullo stesso piano di Ogdon, metterei solo Marc-André Hamelin e Jack Gibbons (quella di Gibbons in particolare è fantasmagorica. Purtroppo c'è solo un video su Youtube, mentre la sua incisione discografica è molto lontana nel tempo).
Quello che fa pensare semmai è come un cofanetto di tale portata sia difficile da trovare: io ho dovuto ordinarlo e mi è arrivato dopo tre mesi. Però è valsa la pena.

Pietro De Palma

mercoledì 29 marzo 2017

Gregorio Nardi a Lucca il 31 marzo


Chi mi legge sa che quasi mai qui si fanno anticipazioni di eventi perchè questo è un blog di analisi, magari di ricordi di eventi passati, e non è invece un blog nel senso giornalistico del termine, cioè in cui le news hanno una parte rilevante. Perciò in questo caso faccio un'eccezione. Che è dovuta principalmente a due fattori: 
1) il soggetto in questione è un caro amico, ma tale evenienza non sarebbe di per sè legittimante ad un cambio di rotta, visto e considerato che di amici ne ho alcuni che fanno i pianisti ma per loro non ho cambiato  modus agendi; 
2) il programma che questo amico svolgerà è di somma importanza: beh, il fattore vero è questo. Semmai mi fa un estremo piacere riconoscere ancora una volta che chi lo svolge è Gregorio Nardi, persona non nuova a scoperte di un certo spessore nel campo  della musicoilogia di ricerca.
Il prossimo 31 marzo alle ore 21 (dopodomani sera), nell'Auditorium dell'Istituto Superiore di Studi Musicali "L. Boccherini” di Lucca, Gregorio Nardi terrà un recital pianistico con capolavori di Moscheles, Beethoven, Liszt, Gershwin. 
Già di per sè l'esecuzione di una composizione di Moscheles è di per sè un fatto che fa notizia, perchè quasi nessuno in Italia (se si fa eccezione per la Brigandì che anni fa lo suonava e incise pure due dischi per Dynamic) si ricorda più di quel tale Ignaz che fu maestro di Mendelssohn. Tuttavia devo sottolineare che il pezzo forte della serata sarà l'esecuzione di un gruppo di sei virtuosistiche trascrizioni dal Song-Book del 1932 di Gershwin: composizioni che Gregorio Nardi ha ricostruito a partire dalle interpretazioni dello stesso compositore, conservate in rare registrazioni degli anni Venti eTrenta. Queste sei trascrizioni non sono altro che una parte delle 18 Songs che Nardi inciderà prossimamente. Tali trascrizioni sono il frutto di più di dieci anni di ricerche iniziate sotto l'egida di IcaMus, International Center for American Music.
Il giorno seguente, Sabato 1 aprile, nello stesso Auditorium, avrà luogo poi una sua Master-Class aperta ai pianisti dell’Istituto Superiore di Studi Musicali L. Boccherini. In programma: Beethoven, Chopin, Liszt.

P.D.P.

sabato 4 marzo 2017

Maurizio Pollini: Chopin. Late Works (opp.59,60.61,62,62,64 + 68 n.4 op. post.) - DGG, 2017

C'è un luogo comune per cui se uno fa un disco ed è giovane, debba presentare qualcosa in sintonia con la sua età e se suona qualcosa di più impegnativo poi si dica magari: non ha l'età e la maturità per poter dire queste cose. Se invece uno è anziano debba per forza suonare cose impegnative, pregnanti, perchè ha l'età per poter dire delle cose sotto un'ottica privilegiata.
Quindi se uno è anziano e suona delle cose sotto un'ottica che rimanda più alla gioventù che alla vecchiaia, fa sensazione: a me lo fece sentire quindi Kempff che suonava Chopin. E che Chopin!
Il disco che invece ho acquistato qualche giorno fa di Pollini, non sfugge alla classificazione affermata: il pianista anziano suona pezzi da pianista anziano. Brutto da dire. E io direi anche: deprimente da sentire. Questo disco mi ha depresso non poco.
Si potrebbe pensare che sia la scelta: i pezzi tardi di Chopin sono i più densi, sono composti da uno Chopin che stava male. Però se li si suona in un certo modo, acquistano; se invece vengono suonati in un altro...
Pollini non è la prima volta che suona pezzi tardi: vent'anni fa aveva inciso i pezzi tardi di Liszt assieme alla Sonata. Però quei pezzi nella sua interpretazione acquistavano luce. Qui invece non risplendono di luce propria. Pollini afferma: Sono innamorato di Chopin - la sua musica mai cessa di sorprendermi. Il fatto è che io non vedo questa trasmissione di impulsi, di profondità. Lo Chopin di Pollini è sempre stato algido e ancor oggi non sfugge alla classificazione data da Danilo Prefumo molti anni fa: Il Gelido Sublime. Solo che qui di sublime io ne vedo poco. Io. Poi può darsi che io sia cieco, e allora...
Kempff stupiva, anziano, per la sua capcità si saper toccare le pieghe più profonde dell'animo con un tocco che era caratterizzato dal Bel Suono. in Pollini io non vedo questo. Forse solo il secondo Notturno dell'op.62 è notevole, e anche le tre Mazurke dell'op.63. E la Barcarolle in Fa diesis maggiore.
Ma il resto non mi è piaciuto. Soprattutto non mi è piaciuta la Polacca-Fantasia in La bem. maggiore che è affrontata con un certo sbrigativo non sapersi abbandonare. E in cui non sento ritmo. Vabbè che questa è una peculiarità di Pollini che è sempre troppo controllato, troppo filosofeggiante. Che riesce poco ad entrare in empatia con l'ascoltatore.
Mi aspettavo di più. E sono rimasto ancora una volta deluso. Evidentemente io non sono all'altezza di comprendere Pollini oppure non è nella corde di Pollini riuscirmi a sorprendere. Almeno quando fa Chopin. Non riesce a dirmi qualcosa in più su Chopin.
Beethoven è diverso, anche se non tutto Beethoven. Tuttavia un Beethoven tardo è congeniale a Pollini, al suo modo di interpretare: per esempio le tre ultime sonate nell'interpretazione di Salisburgo del 1996, e le Diabelli qualche anno dopo sono per me le più belle interpretazioni che abbia sentito negli ultimi anni. Mi piacciono più quelle di Pollini che quelle di Richter.
Ma Chopin, lo Chopin di Pollini, non mi piace del tutto.
Vorrei tanto sentire altro repertorio interpretato da Pollini: il repertorio che lui faceva da giovane. Prokofiev per esempio.
Invece sempre 'ste cose.
Pollini che interpreta Il Tardo Chopin, oppure Barenboim che presenta Il mio pianoforte.
Uffaaa.
P.D.P.

mercoledì 1 marzo 2017

Olga Kern interpreta BRAHMS : Variations (Su una canzone Ungherese op.21/2, su un Tema di Haendel op.24, 2 Set di Variazioni op.35 su un Tema di Paganini) - CD Harmonia Mundi, 2007

Potenza di Youtube!  Sta accadendo spesso che mi accorga di qualche concertista, o di qualche disco, sentendo Youtube, diventato strumento di diffusione di idee ed emozioni, straordinario.
Questa volta è capitato che mentre stavo vedendo un video di Khatia Buniatishvili, di cui la prima uscita, recensita in questo blog, non mi aveva pienamente soddisfatto (ma che ultimamente sta confezionando una serie di performances strabilianti), la mia attenzione è stata catturata da un nome che non conoscevo, Olga Kern, e dal minutaggio del Rach 3 : 42 minuti! Che per una pianista è notevole!
Olga Kern? Già. Quel video è la testimonianza del concerto del galà del Van Cliburn, perchè il vincitore del Van Cliburn suona sempre il Terzo Concerto per Pianoforte & Orchestra di Rachmaninov: Olga Kern lo ha vinto nel 2001. Una forza ed un vigore esplosivi in una donna: una giovane, bella russa.
Ma dopo il disco che Harmonia Mundi dedica al vincitore, ne sono venuti altri: prima uno col Primo di Tchaikowsky, poi uno con la Seconda Sonata di Rachmaninov e Islamey di Balakirew, poi ancora uno col le Variazioni Corelli e altre trascrizioni di Rachmaninov, un altro col Primo Concerto di Chopin prima di incidere quello che presento oggi: il magnifico Cd antologico con quattro set di variazioni brahmsiane: le Variazioni su un tema originale, quelle su un tema di Haendel, e i due set di Variazioni su Paganini.
Raramente si sente un disco tanto godibile come questo suonato da Olga Kern, una pianista che le dita ce l'ha, ma ha anche tante idee, che canalizza in un linguaggio emotivo di rara intensità.
Lasciamo perdere le Variazioni su un tema di Haendel che sono magnifiche sin dall'incipit del tema, affrontate con un piglio virtuosistico che non valica mai la sfera del cattivo gusto, situandosi a metà tra la lezione neoclassica di Arrau e l'ipervirtuosismo di Fleischer.
Lasciamo perdere i due set di Variazioni su Paganini, terribilmente ardue, affrontate solo dai grandi pianisti che non temono di confrontarsi con questo must, e da lei vinte (una delle poche volte in cui le Paganini non mi hanno scocciato).
Il vero pezzo su cui si confronta la verve di questa pianista di grandi orizzonti è il set delle Variazioni su un tema originale ungherese, che toglie dal dimenticatoio, affrontandolo con una spigliatezza che non teme confronti, con Katchen per esempio o con Vasary. Ma mentre con questi due grandi pianisti del tempo passato, queste variazioni tengono il passo a quelle più famose, qui riescono a reclamare qualcosa per sè e a ragione.
Cercherò di procurarmi i due dischi di Olga Kern con le Variazioni Corelli di Rachmaninov e quello con le due ultime Sonate di Chopin, e poi vedrò se l'exploit con Brahms si sia ripetuto.
Ma penserei di sì alla luce del passaggio della pianista ucraina a Sony.
Ora che son passati sedici anni, Olga è ancora una bellissima donna: anzi coi suoi 42 anni, lo è anche di più. E' più intensa e matura; ed è straordinario sentirla.


Pietro De Palma