martedì 9 maggio 2017

Khatia Buniatishvili - Rachmaninoff : Concerti nn. 2 & 3 per Pianoforte & Orchestra - Paavo Jarvi/Czech Philarmonic Orchestra - cd Sony

Due anni fa parlai del primo cd di Khatia Buniatishvili. In quell'occasione dissi che non mi pareva fosse un'opera del tutto compiuta: c'erano delle cose qua e là che con un'analisi e una riflessione più attente - in sostanza mi pareva che l'ardore dell'età l'avesse trascinata un po' troppo - avrebbero acquisito una dimensione più significativa. Era il primo assaggio delle qualità espressive di Khatia.
Il disco ebbe contrastanti accettazioni: ci fu a chi piacque, e a chi - tra cui il sottoscritto - non piacque del tutto. Comunque sia tutti riconoscemmo che se quella pianista, per cui la Sony aveva pubblicato quel primo disco, avesse affinato ulteriormente la sua espressività, avremmo potuto parlare non di una promessa - e di promesse ce ne sono sempre tante ma poi molte rimangono solo delle promesse - ma di un'artista completa. Beh, due anni sono passati da quella mia recensione (e sei da quel primo disco), e ora possiamo dire che Khatia Buniatishvili non è più una meteora, ma un astro nascente.
Lo dimostra oltre che l'intensa ed entusiastica attività concertistica, anche quella discografica: la pianista georgiana è in questi giorni di nuovo sugli scaffali dei negozi di dischi col suo nuovo cd, sempre marchiato Sony, questa volta dedicato a Rachmaninoff: il Secondo e il Terzo Concerto. Che dimostra ancora una volta come la pianista oltre che una eccellente pianista, ed una bella donna, sia anche una macchina pensante: non a caso il disco viene dedicato a Rachmaninov (molto amato, molto conosciuto e molto suonato); e non a caso viene scelta una copertina di grande impatto. 
La Buniatishvili è molto attenta a questi particolari (l'avevamo capito sin dal suo primo disco ): così cone quello era una replicazione di un'atmosfera del passato,legata a qualche ricordo di opera pittorica molto simile, cone elementi molto ben costruiti - il pianoforte e la pianista in un bosco, con un cigno bianco ai piedi e lei vestita di nero e intorno la nebbia - e intensamente pensati, questo nuovo, dedicato ai due concerti più importanti e più conosciuti di Rachmaninoff, lega le opere presentate a qualcosa di nostalgico, di melò: non a caso la foto è in bianco nero, non a caso è ritratta dietro ad una finestra, il cui vetro è bagnato dalla pioggia. Ancora una volta una copertina di forte impatto emotivo, che ha il compito di illustrare quello che la pianista pensa e che deve innanzitutto conquistare lo sguardo di chi passa in rassegna i vari titoli. Quindi l'immagine sposata al marketing.
Donna intelligentissima, l'avevamo detto. Ma che si manifesta in questo suo quinto album (sono usciti altri tre dischi intanto, uno all'anno, e un dvd) una pianista oramai completa e più che un astro nascente. Rachmaninov dicevamo: e il Secondo e il Terzo. 
Già in questo vediamo la volontà di affermarsi. Il Secondo è il Concerto di Rachmaninov più conosciuto e più suonato: è bello, intenso, passionale e difficile...ma non troppo; insomma lo possono suonare tutti i pianisti con una qualche velleità. Ma il Terzo è altro: è intenso, passionale, e difficile, molto molto difficile. Non a caso solo i grandissimi lo hanno inciso: Horowitz, Gieseking, Limpany, Fiorentino, Argerich, Wild.
Ha due tempi estremi di grande impegno per il pianista ed un movimento centrale più idilliaco, più placido: dei due movimenti estremi che hanno in comune dei temi (il terzo riprende il primo aggiungendovi un'altro tema del tutto diverso), il terzo movimento è il virtuosistico in assoluto: è come una vetrina, in cui al pianista viene dato modo di sfoggiare la sua bravura - nella sfolgorante cadenza - e all'orchestra di esprimere solidamente l'accompagnamento orchestrale, che non è solo accompagnamento; e nel pirotecnico finale con quell' "accelerando" in cui il concerto finisce in un'apoteosi - voluta - di applausi.
L'interpretazione della pinista Georgiana lo dico qui e lo ripeto è da applausi: quaranta minuti, dico quaranta minuti dura il concerto! La Argerich ( ve la ricordata l'incisione e la ripresa video assieme a Chailly? ), quell'assatanata della Argherich, ci mise quarantuno minuti e mezzo; la Buniatishvili quaranta. E' oltretutto una incisione straordinaria!  Non siamo ai livelli della Lympany (36 minuti!!!) ma non è detto che prima o poi questa pianista in costante ascesa, non vi arrivi.
E' una delle più belle incisioni del Terzo di Rachmaninov interpretato da una pianista: altro bel terzo, oltre quello della Argerich, fu quello di Moura Lympany, della fine degli anni '50. Se pensiamo che Rachmaninov stesso lo suonò in trenta minuti, che Horowitz riuscì a suonarlo in trentatre minuti e Wild in trentacinque, l'incisione della Lympany fu al tempo..mostruosa.
Se vi aspettate da Khatia le ottave possenti e molto marcate...non ci sono. Non è una pianista pesante. No. E' una pianista agile, sinuosa, accattivante e raffinata. Molto raffinata. E' un pianismo che si riallaccia alla grande tradizione vorrei dire degli anni trenta, quaranta. In certo senso non è la pianista russa che la tradizione ci ha consegnato: se pensiamo a lei come ad una erede di Gilels, di Richter, della Grinberg, sbaglieremmo. Io penso invece che sia moto vicina alla tradizione francese: a pianiste e pianisti francesi come Jeanne-Marie Darré e Samson François. Molto, molto raffinata. Ma insieme..una furia. Se la Argerich era assatanata non so cosa sia la Buniatishvili.
Comunque sia il disco di Khatia Buniatishvili,  si sente e si risente. E conquista.
Magnifica!

P. De Palma

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