lunedì 3 luglio 2017

Egon Petri - The complete Columbia and Electrola solo and concerto recordings (1929-1951) - 7 CD APR


Acquistato tre mesi fa, è una delle "summae" più coinvolgenti che abbia mai sentito, e sono contentissimo di aver acquistato il cofanetto APR consigliatomi da un amico.
Di Egon Petri, avevo già un CD OPAL (di tre) con rarissime registrazioni di ALKAN (Il Concerto per pianoforte solo, in sostanza 4 Studi dell'op.39) ed un cofanetto della Music & Arts, acquistato negli anni '90 a Milano, che sostanziamente si complementa a questo dell'APR, presentando le incisioni dal 1954 al 1962. Tuttavia devo dire che questa emissione della APR è un evento straordinario, perchè mette a disposizione dell'appassionato una serie di registrazioni leggendarie e d'antologia se non addirittura di riferimento, per molti compositori, da Liszt a Brahms, a Bach.
Ancora una volta, a suggerire l'ascolto è stato il buon vecchio e grande Piero Rattalino, di cui quando ero più giovane acquistavo tutti i libri.
In particolare, come dissi quando parlai del suo "Da Clementi a Pollini", volume veramente fondamentale per la storia della letteratura pianistica e per la storia della discografia pianistica (di cui lui si può dire sia stato il fondatore in Italia), quel volume aveva come scopo recondito - secondo me - quello di suggerire ai tipi curiosi - anzi si indirizzava a quelli - come me, di acquistare poi le incisioni, salvo procurarsele in tutti i modi possibili, dei pianisti di cui parlava, per confrontare se quello che lui scriveva fosse vero oppure no. Ne riporto un estratto di cui lui parla di Petri:
"Luigi Dallapiccola riteneva che Egon Petri fosse uno tra i maggiori pianisti del Novecento, se non il maggiore in assoluto, e le superstiti incisioni ci dicono che Petri fu effettivamente un grande pianista. Allievo della Carreno, ma violinista agli inizi della carriera, Petri fu 'scoperto' come pianista da Busoni, che era amico del padre. Dal principio del secolo - era nato nel 1881 - Petri diventava il devotissimo allievo ed interprete di Busoni, di cui eseguiva i più importanti lavori, con cui suonava a due pianoforti e con cui collaborava quale coeditore delle opere di Bach. Molto ammirato come interprete di Bach, Petri tentò un ampliamento del repertorio pianistico al repertorio prebachiano: non più al modo di Anton Rubinstein, che aveva eseguito pagine dei virginalisti inglesi, ma trascrivendo per pianoforte musiche per organo di Buxtehude. Il tentativo, in cui Petri fu imitato da Prokofiev, era anacronistico e non ebbe successo, ma dimostra la curiosità intellettuale di Petri, che tentò anche di riportare con onore Alkan e Henselt.
Le incisioni di Petri non sono numerosissime, e tuttavia, oltre ad una eccellente 'Fantasia contrappuntistica' di Busoni, di storica importanza, egli ha lasciato alcune interpretazioni brahmsiane e lisztiane da antologia: di Brahms le Variazioni su un tema di Händel e su un tema di Paganini, di Liszt il Concerto nº 2, la più bella 'Ricordanza' che io abbia mai udita, ed alcune trascrizioni di 'Lieder' di Schubert eseguite con un magistero dell'architettura sonora che deriva sicuramente da Busoni e che non fa rimpiangere il Maestro. Altro modello di interpretazione lisztiana, che potrei definire 'sociologica' è il Valzer del Faust, di cui scrive Dallapiccola: "Qui Egon Petri crea un'apoteosi del Salon-Stück, evocando un'epoca e un pubblico che conosciamo indirettamente, attraverso letture o per sentito dire più che per esperienza personale. Nemmeno per un istante l'interprete cede alla tentazione di ironizzare quel mondo di ieri che la prima guerra mondiale soppresse in modo definitivo: egli ci ridà quell'epoca ormai consegnata alla storia, senza giudicarla; giuoca con la materia sonora e, nell'arditissimo giuoco, gode della propria bravura".

Prosa carduccianamente aerea per un'interpretazione acutamente evocativa: peccato che Dallapiccola non abbia scritto più spesso sui pianisti e che le case dei dischi non abbiano più spesso pensato a Petri!"
[Piero RATTALINO, Da Clementi a Pollini. Duecento anni con i grandi pianisti, Milano, Ricordi-Giunti Martello, seconda edizione, 1984, p. 227-228."]
Talvolta ho verificato l'emozione in lui suscitata - per es. La Melodie d'Orphée trascritta da Sgambati ed incisa da Mischa Levitzki - talvolta no, ma stavolta devo dire che le esternazioni del buon caro Maestro Rattalino, di cui ricordavo quello che scrisse a proposito di Petri, sono ampiamente condivisibili, sentendo i dischi del cofanetto.
Non mi dilungherò, ma devo dire che mi sono piaciute le Variazioni su un Tema di Haendel, talvolta eseguite in maniera troppo convenzionale, tanto da diventare "una palla" mostruosa, ma qui sdoganate ed eseguite con summa virtuosistica e altresì con una freschezza che rivela la somma intelligenza di Petri, laddove le stesse Variazioni op.24 sono forse le Variazioni più intelligenti di Brahms (e più classiche in senso stretto). E le incisioni lisztiane: dal secondo concerto di Liszt, eseguito magistralmente, a taluni studi trascendentali - Rattalino mi ricordo che parlava del nono "La Ricordanza" come il più bello che avesse mai sentito - il nono e il quarto, Mazeppa, a certe trascrizioni, come il sensazionale Valzer dal Faust di Gounod, o come certe trascrizioni da Schubert (presenti varie incisioni, degli anni '30 e degli anni '50), o una bellissima esecuzione - che non conoscevo - di Gluck-Sgambati (del 1936), o una favolosa interpretazione di Gnomenreigen di Liszt (incisione del 1929). Come non gioire e canticchiare sentendo Auf dem Wasser su singen (1929) o la seconda versione di Die Forelle (1929).
Molte sono le registrazioni di opere di Busoni (Petri fu l'allievo prediletto di Busoni) e tra queste, a me sono piaciute soprattutto le trascrizioni da Bach: Ich ruf' zu dir, Herr Jesu Christu, per esempio; o Wachet auf, ruft uns die Stimme; o quella della Ciaccona dalla Partita n.2 per violino solo.
Devo dire che i suoi Preludi di Chopin li conoscevo già,  come del resto la straordinaria esecuzione delle Variazioni da Paganini, ma le Quattro Ballate e i Pezzi op.118, no. E sono state una scoperta emozionante.
Beethoven è un capitolo a parte. Nel cofanetto sono presenti molte incisioni del compositore tedesco, e generalmente ho rilevato come lui tendesse a velocizzare i tempi, come ad evitare la prosaicità di certe interpretazioni assunte a riferimento e cristallizzate (per es. una Al Chiaro di luna in cui dall'incipit in poi, adotta un metro più veloce, evitando di adagiarsi nel romanticismo stucchevole di prassi; o una Sonata Hammerklavier, deliziosa, e finalmente non tediosa ).
Qualità sonora generalmente ottima, e finalmente un booklet cospicuo con note critiche di Mark Ainley (solo in inglese).
Da acquistare assolutamente. Per di più il cofanetto costa anche non molto (46 euro su Amazon).

Pietro De Palma

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